MOTOTERAPIA, COME ADDOLCIRE L’AUTISMO

Quando ero piccolo io, dell’autismo non si parlava per niente, non mi è mai capitato di vedere coetanei affetti da questa forma di “disturbo” sensoriale e il primo contatto che ho avuto con l’autismo è stato guardando il film Rain man, con Cruise e Hoffman che se ne andavano in giro in decapottabile. Anche allora però non è che capii bene di cosa si trattava davvero.
Qualche anno fa lessi che i bambini appena nati si trovano in uno stato di cosiddetta sinestesia, che significa che i loro sensi sono “confusi”, non ancora specializzati, possono ad esempio ascoltare una nota musicale e vedere una scia di colori, ascoltare una certa parola e sentire il sapore di un cibo particolare. Sembra una cosa quasi romantica, e per certi versi lo è, ma si tratta di una fascinazione che svanisce non appena si cala la condizione nella realtà di ogni giorno. Circa il venti per cento delle persone affette da autismo presenta un disturbo sinestetico: in entrambi i casi si ha a che fare con una diversa organizzazione della rete neurale. Secondo il manuale MSD, che raccoglie migliaia di patologie, compresi i disturbi dello spettro autistico, questi ultimi si caratterizzano per una variazione del neurosviluppo a base biologica che influenza il modo in cui si percepisce il mondo e si interagisce con gli altri.
In pratica, queste persone non riescono a orientarsi nella realtà come coloro che, invece, hanno avuto uno sviluppo neurale ordinario; hanno difficoltà nella comunicazione e nella interazione sociale e comportamenti e interessi ristretti e ripetitivi (cosiddette “stereotipie”).
Nella mia classe del liceo eravamo in ventinove e a due di loro è capitato di essere genitori di un bambino con disturbo dello spettro autistico. Un altro, invece, ha deciso di occuparsi di neuropsicomotricità e di dedicare parte della propria vita ad aiutare proprio questi piccoli uomini e donne a trovare una propria forma di orientamento spazio-temporale.
Luca Nuzzo è uno psicomotricista e un appassionato motociclista. Dalla combinazione di questi due interessi nel 2019 è nata la Mototerapia, non quella ludica (associata all’ex pilota Vanni Oddera), ma una forma di psicomotricità in moto applicata in ambito clinico, specialmente per il trattamento dei disturbi dello spettro autistico.
Genitori fiduciosi affidano al dottor Nuzzo i propri pargoli e lui, grazie al supporto e alla partecipazione che è stato capace di generare negli anni, li aiuta a interagire con un mezzo a due ruote facendogli seguire percorsi sempre più articolati. Le bambine e i bambini si divertono in tutta sicurezza, imparano a gestire il rumore – spesso causa di stress in presenza di un disturbo dello spettro autistico – e acquistano una piccola indipendenza, che significa autostima.
La moto, un “gioco gigante”, diventa attivatore emozionale, sensoriale, motorio, dell’attenzione e cognitivo, capace di spingere il bambino o il ragazzo con disturbi della relazione, con autismo o disturbi del neurosviluppo, a una relazione significativa.
Sabato 21 febbraio, a Santa Maria a Vico (vi Nazionale Appia, 183) c’è stata l’inaugurazione della nuova sede dell’associazione “LaMototerapia”, in un clima di assoluta distensione e armonia, con i bambini che giocavano tra loro, serenamente, mentre tutt’intorno i “grandi” parlavano di come riuscire a farli sentire più a proprio agio in un mondo che percepiscono ostile. È stata una festa all’insegna dell’inclusione e si è respirata una grande umanità, soprattutto in coloro che collaborano a questo meraviglioso progetto, semplicemente per amore verso il prossimo.
Tra i miglioramenti riscontrati nei ragazzi trattati dal 2019 ad oggi, lo staff del dottor Nuzzo ha potuto riscontrare: un incremento dello sguardo diretto; un aumento dei tempi di attenzione continua; il miglioramento del contatto corporeo e delle capacità motorie; una maggiore tolleranza ai rumori; il miglioramento delle posture corporee e dei gesti che regolano l’interazione sociale; la diminuzione dei comportamenti problematici e l’incremento dell’autostima; l’aumento della comunicazione verbale e non verbale; la diminuzione delle stereotipie.
Negli ultimi tempi la sindrome autistica è diventata un problema sociale importante, soprattutto se lo si considera in proiezione, immaginando cosa accadrà tra quindici o venti anni, quando i bambini autistici di oggi saranno diventati grandi e i loro genitori non ci saranno più. Le istituzioni dovrebbero fare di più, ma questa una narrazione alla quale siamo tutti abituati e quindi, la saltiamo a piè pari, o meglio con un colpo di gas.

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